Federico Brunelli

Salgo sull’aereo che mi riporta in Italia e il mare di emozioni che vivo dentro è grande come l’oceano che sto attraversando. L’ultimo sguardo è per quella terra rossa su cui si appoggiano centinaia di baracche. Qui abita un popolo pieno di contraddizioni, ma capace di vivere la vita da dentro… nel bene e nel male…non ci sono mediazioni, tutto è vissuto pienamente, anche la miseria e l’abbandono.

È in questa terra che comprendo cose che nella mia vita erano scontate, dovute, normali.

Comprendo che il diritto ad esistere, cioè l’essere riconosciuto da mia madre e da mio padre al momento della nascita, e ad avere delle opportunità nella vita non sono poi così scontati e si può nascere già come tanti bambini che ho conosciuto e abbracciato con la negazione di tutte le possibilità, con un destino già segnato da una strada polverosa e da una baracca di lamiera scritta.

Comprendo che il mio poter decidere quale liceo frequentare (spesso mi permettevo la libertà di non farlo) o quale indirizzo universitario scegliere non è una cosa scontata e sento nascere in me un grande senso di colpa per aver anche disprezzato lo studio e la cultura quando ciò mi richiedevano sacrificio e impegno.

Sento che quando ritroverò l’implacabile libro di Diritto Commerciale che mi aspetta per l’ultimo esame di Economia avrò un approccio diverso e ogni sera ringrazierò il Cielo per avermi dato una famiglia che mi ha permesso di arrivare alle soglie della laurea.

Mentre mi alzo in volo mi tornano in mente anche i malati dell’ospedale di Tinaquillo che visitavamo ogni settimana e con essi i loro sguardi desolati, in attesa delle cure e dei medicinali necessari che spesso mancavano.

Lunghe attese per settimane intere quando andava bene.

Penso allora a quando ci lamentiamo della sanità italiana e del nostro Stato Sociale e credo che questa esperienza mi abbia cambiato il punto di vista sulle cose della mia vita e su molte questioni sociali. So bene che al mio ritorno non cambieranno molto i miei stili di vita perché la frenesia con cui si vive in Italia non ti dà tempo e so già che non sarà facile laurearsi e poi trovare lavoro e sbattersi nella complessità del mondo che mi aspetta a casa, ma lo farò con una consapevolezza maggiore certo che il mondo è molto più grande, che esistono problemi molto più seri dei miei e che è possibile vivere anche in maniera diversa.

Più di tutto non vedo l’ora di riabbracciare la mia famiglia, che per quanto sgangherata sia, da quasi trent’anni vive insieme e da domani non sarà più qualcosa di scontato, ma un dono grande che mai come ora riesco ad apprezzare e a commuovermi davanti a tanto loro bene.

Allora Grazie Terra Rossa!!

Gracias Venezuela!!

Y hasta pronto!!

Federico, 21 aprile 1999